Redditività e costi colturali 2008-2010

Nel 2010 sono stati 36 i differenti utilizzi dei terreni agricoli delle aziende marchigiane rilevate nella RICA, da questi sono state selezionate le coltivazioni più diffuse e significative, analizzandone le componenti della produzione per poi scendere nel dettaglio dei costi.

La tabella in calce riepiloga i valori medi del triennio 2008-2010 e il loro andamento tendenziale, da queste informazioni emerge come le colture annuali più remunerative sono risultate il pisello fresco, il mais ed il frumento duro, con margini lordi sempre superiori a 500 euro ad ettaro. I risultati economici di vite e olivo sono nettamente superiori e superano i 4.000 euro ad ettaro di margine lordo che è opportuno ricordare non comprende i costi della manodopera particolarmente rilevanti per queste piantagioni.

Tra le foraggere, l’erba medica consegue un ottimo margine lordo grazie alla bassa incidenza dei costi.

In termini dinamici, gli andamenti segnalano come per il frumento duro ci sia stato un netto calo dei risultati economici imputabile esclusivamente della diminuzione dei prezzi dato che i costi sono rimasti invariati. In peggioramento anche la redditività di olivo, erba medica e favino, quest’ultimo a causa di un forte incremento dei costi, mentre per il pesco c’è stato anche un forte calo del valore delle produzioni.

In crescita i risultati delle altre coltivazioni prese in considerazione tra le quali in evidenza il melo ed il mais ibrido.

La struttura e la composizione dei costi di queste coltivazioni è notevolmente diversificata, come si può notare dalla figura che segue.

Composizione dei costi di produzione (media 2008-2010)

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Fonte: nostra elaborazione su dati INEA, indagine RICA

Le due piantagioni di vite e olivo si differenziano nettamente per l’elevata incidenza dei costi per la difesa (fitofarmaci) e l’assenza di reimpieghi che invece sono presenti in tutte le altre coltivazioni ed in particolare nel frumento duro e nel pisello secco.

I costi di produzione di uva per vino è per il 37% legato alle spese per fitofarmaci, seguiti da fertilizzanti (13%) e spese di trasformazione (24%). La difesa della coltura dei patogeni, principalmente peronospora e botrite, rimane l’elemento cruciale della gestione del vigneto. Il ricorso al terzista per la raccolta incide per circa il 9% dei costi. Le spese per la certificazione di prodotto pesano per il 3%, mentre quelle per l’assicurazione 2,6% si costi espliciti totali.

Anche per l’olivo le maggiore quote di costo sono rappresentata da fitofarmaci e fertilizzanti (il 33% e il 28% rispettivamente). Le spese per i noleggi passivi, che spesso riguardano la molitura delle olive non essendo il mulino un impianto diffuso nelle aziende con estensioni ridotte di oliveto, rappresentano circa il 12% dei costi complessivi di produzione dell’olio.

Le colture più energivore sono vite, olivo e mais, quest’ultimo caratterizzato anche da una elevata quota di spese per contoterzismo e sementi. Il pisello fresco ha un livello dei costi variabili analogo al mais ma è netta la prevalenza delle sementi. Infine erba medica e prato pascolo sono le colture con il più basso livello di costi unitari dovuto alle minori esigenze in termini di mezzi tecnici e lavorazioni.

La comparazione con le medie italiane evidenzia come le produzioni regionali che registrano i risultati migliori sono quelle a maggiore specializzazione, come ad esempio i cereali, mentre per il mais, vite e olivo la produttività è decisamente inferiore ai dati nazionali.

Risultati economici delle principali colture (medie e trend 2008-2010)

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Fonte: nostre elaborazioni su dati INEA, indagine RICA

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